Migranti, il rapporto che scagiona le Ong

Foto di Borja Ruiz Rodriguez per MSF Foto di Borja Ruiz Rodriguez per MSF

Gli sforzi delle organizzazioni non governative (ONG) per salvare i migranti nel Mediterraneo non fanno aumentare il numero di traversate né le rendono più rischiose, secondo i risultati di un’indagine condotta da ricercatori del Goldsmiths College, Università di Londra. Al contrario, le ONG hanno avuto un ruolo fondamentale nel salvare vite umane, colmando il vuoto nelle attività di ricerca e soccorso lasciato alla fine del 2014 dalla decisione dell’Unione Europea e dei suoi stati membri di non prolungare né sostituire l’operazione Mare Nostrum.

I ricercatori hanno esaminato le accuse mosse da diversi attori, compresi Frontex (l’Agenziaeuropea della guardia di frontiera e costiera) e diversi politici europei, secondo i quali le attività di ricerca e soccorso portate avanti dalle ONG costituirebbero un “fattore di attrazione” che porterebbe a un aumento delle traversate e che incoraggerebbe i passatori a ricorrere a tattiche ancora più rischiose, causando di fatto un aumento dei morti in mare.

I risultati dell’indagine “Blaming the Rescuers – Accusare i soccorritori” sono stati presentati oggi, 9 giugno 2017, da un panel di esperti fra cui gli autori del rapporto, Charles Heller e Lorenzo Pezzani,fondatori del progetto Forensic Oceanography (parte dell’agenzia di Architettura Forense) di Goldsmiths, nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Roma.

L’analisi dimostra come le attività di ricerca e soccorso (SAR) compiuti dalle ONG non siano la causa dell’aumento delle traversate nel 2016. Al contrario, come riconosciuto da Frontex stessa,l’incremento è in linea con le tendenze di crescita degli arrivi di migranti da vari paesi africani registrate negli anni precedenti. Tali tendenze non possono essere quindi attribuite alla presenza delle ONG, come dimostra anche il fatto che le traversate dal Marocco hanno registrato fra il 2015 e il 2016 un aumento del 46 % nonostante la totale assenza di ONG impegnate in operazioni SAR nell’area.

“I fatti semplicemente non supportano l’idea che le ONG impegnate nei soccorsi siano responsabili dell’incremento nel numero delle traversate da parte dei migranti”, ha affermatoLorenzo Pezzani di Goldsmiths. “Le argomentazioni contro le ONG ignorano deliberatamente il peggioramento delle crisi economiche e politiche che colpiscono numerose regioni dell’Africa eche sono fra le molte cause dell’incremento delle traversate nel 2016. In Libia, i migranti sono vittime di violenza estrema e sono disposti a tentare la traversata con o senza la presenza di attività di ricerca e soccorso”.

Il rapporto esamina anche le accuse secondo cui, assicurando la presenza di attività SAR, le ONG“aiutano involontariamente i criminali”, incoraggiando i passatori a utilizzare imbarcazioni di qualità inferiore e ad adottare strategie più rischiose e che rendono gli attraversamenti più pericolosi.

Lo studio ha dimostrato che le ONG non sono neanche la causa del deterioramento delle condizioni imposte dai passatori. Tali condizioni sono in continuo peggioramento fin dal momento in cui la Libia è sprofondata nella guerra civile. L’operazione dell’Unione Europea di contrasto ai passatori EUNAVFOR MED, invece, ha avuto un importante e comprovato impatto sulle tattiche dei passatori: intercettando e distruggendo le barche di legno più grandi, ha infatti contribuito a determinarne la sostituzione con gommoni più piccoli e instabili. Le pratiche dei

passatori sono state influenzate anche dai sempre più numerosi interventi della Guardia Costiera Libica, i cui metodi violenti hanno portato, in alcune occasioni, al ribaltamento di barche, mettendo in pericolo la vita delle persone a bordo.

“I fattori principali all’origine di una maggiore pericolosità delle traversate sono la crescita di un modello di tratta gestito dalle milizie libiche e gli effetti dell’operazione dell’Unione Europea di contrasto ai passatori, nel corso delle quali sono state distrutte molte imbarcazioni di legno di grandi dimensioni, e non le ONG”, ha affermato Charles Heller di Goldsmiths. “Le ONG non hanno provocato l’aumento nei rischi. Al contrario, salvando vite umane hanno risposto a una situazione che altri avevano già creato prima del loro arrivo. La nostra analisi dimostra che il tasso di mortalità è diminuito in maniera consistente nei periodi in cui le ONG impegnate in attività di ricerca e soccorso erano presenti ed è aumentato di nuovo in loro assenza. Una maggiore presenza di ONG ha significato rischi minori per i migranti”.

La ricerca si conclude osservando che le accuse contro le ONG ignorano deliberatamente il ruolo che altri attori, incluse le agenzie dell’Unione Europea e i governi nazionali, hanno avuto nel rendere le traversate più rischiose.

 “Siamo convinti che la narrazione tossica che accusa ingiustamente le ONG impegnate in attività di ricerca e soccorso per l’aumento della pericolosità delle traversate sia parte di un tentativo più ampio di criminalizzazione delle iniziative di solidarietà verso i migranti. È anche una distrazione conveniente, dal momento che distoglie l’attenzione dall’incapacità dei governi ad affrontare I veriproblemi. Bisogna fare un passo indietro e chiedersi innanzitutto le ragioni dell’esistenza di una vero e proprio vuoto nelle attività di ricerca e soccorso che rende necessario l’intervento delleONG”, ha affermato Lorenzo Pezzani di Goldsmiths.

 “Se questa campagna volta a screditare le ONG impegnate nella ricerca e soccorso dovesse ridimensionare o addirittura portare all’interruzione delle loro attività, il rischio che molti più migranti muoiano nel Mediterraneo è molto alto, esattamente come è accaduto quando attacchi simili portarono alla chiusura dell’operazione italiana Mare Nostrum nel 2014”, ha affermato Charles Heller di Goldsmiths.

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