La gestione dei beni confiscati e la società civile: incontro a Isola di Capo Rizzuto

Il Giardino delle Farfalle realizzato nel 2011 su un terreno confiscato in località Cepa a Isola di Capo Rizzuto (foto Legambiente) Il Giardino delle Farfalle realizzato nel 2011 su un terreno confiscato in località Cepa a Isola di Capo Rizzuto (foto Legambiente)

La gestione dei beni confiscati ed il ruolo della società civile è al centro dell’incontro che il prossimo sabato, 24 febbraio alle ore 11.00, si terrà presso la sede della cooperativa Terre Joniche a Isola di Capo Rizzuto.

L’iniziativa, che vedrà la partecipazione del Presidente Nazionale di Legacoop, Mauro Lusetti, del Responsabile Regionale di Libera, Don Ennio Stamile, del Presidente di Legacoop Calabria, Angela Robbe, e delle cooperative che gestiscono beni confiscati, vuole avviare un confronto necessario a far uscire dall’isolamento i gestori dei beni confiscati, con la consapevolezza che non bastano le norme, le forze dell’ordine, le associazioni a sostenere queste realtà me occorre un coinvolgimento forte della società civile, che deve sentirsi impegnata nella difesa di un patrimonio che le appartiene e che può diventare fattore di crescita sociale ed economica.

I beni immobili e quelli aziendali confiscati alle mafie possono costituire una opportunità, sancita per legge, per il consolidamento e lo sviluppo d’iniziative di imprenditorialità sociale, in particolare nelle regioni del Sud Italia.

I beni confiscati alle mafie infatti possono essere asset comunitari di qualità da utilizzare nell’ambito di progetti di economia sociale.

A fronte di questa possibilità di diventare asset comunitari importanti non emerge, però, un chiaro orientamento e un’efficace strategia di promozione di progetti di economia sociale, in particolare per i beni aziendali, e soprattutto non ci sono ancora adeguate ancora strategie per sostenere le iniziative di riconversione economica, in grado di arginare gli attacchi che subiscono le cooperative nate per gestire tali beni, e ciò comporta un perenne stato di riavvio delle attività ed una difficoltà a diventare imprese economicamente autosufficienti e solide.

Così accade che nonostante la costruzione di un’imprenditoria libera dai vincoli mafiosi capace di assicurare il mantenimento dell’occupazione legale dei lavoratori sia l’obiettivo dell’affidamento in gestione dei beni e delle aziende confiscate, ancora non si riesce a dare a queste imprese condizioni effettivamente agevolanti, intendendo per esse la possibilità di esercitare l’impresa senza vivere attacchi ed attentati che ne minano l’agire economico e la serenità dei soci lavoratori.

Probabilmente occorre cambiare qualcosa nella strategia adottata fino ad oggi perché ciò accada, probabilmente è necessario che, all’impegno attivo dei soci, si sommi un maggiore coinvolgimento della società civile, ed un rinnovato impegno delle Istituzioni e delle stesse associazioni che oggi si confrontano con situazioni complesse da gestire e spesso non definite né normate.

Oggi dunque è necessario avviare un confronto inclusivo ed aperto, e questo vuol essere la giornata odierna, per ragionare sulle leve, sulle azioni comuni da mettere in campo per sostenere il lavoro delle cooperative che gestiscono i beni confiscati alle mafie perché realmente questi beni diventino asset comunitari in grado di contribuire all’occupazione sana e allo sviluppo del territorio e siano percepiti come beni comuni. (Comunicato Stampa)

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