A Crotone moriamo di cancro

chemio

Il primo di una serie di articoli, un reportage a puntate, che wereporter.it dedica alla vicenda dell’alta incidenza tumorale nella città e nella provincia di Crotone. 

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(di Francesca Caiazzo) CROTONE – Quando vivi a Crotone e ricevi  – tu o un tuo familiare – una diagnosi di tumore, il primo pensiero corre lì. Verso gli scheletri industriali lungo la statale 106 che guardano al mare. Non hai bisogno di certificazioni ufficiali, perché tu lo sai che è colpa di quel cimitero di ferro e veleni se la vita della tua famiglia è sconvolta. Perché il cancro, la vita, te la sconvolge. Te la cambia per sempre.

La prima volta che sali al quinto piano dell’Ospedale di Crotone, capisci che non sei solo. “Minchia, quanti siamo” pensi dentro di te. Tanti, troppi. Insieme si è più forti, certo, ma qui la battaglia è individuale. Tu – e i tuoi cari – contro la bestia. Anche se a lottare siete in tanti. Con chi te la prendi? Con i reati prescritti, con le liste d’attesa troppo lunghe, con la sanità calabrese commissariata, con i progetti per una bonifica finta?

Entri ed esci da quel reparto di Oncologia e vedi quei volti segnati, tutti quegli occhi che cercano risposte a domande come le tue. Persone che sperano, guardando il liquido dei farmaci che scende lento dalle flebo. Familiari che attendono mentre dalla TV nella sala d’attesa arrivano immagini e voci che nessuno vede e nessuno ascolta. Qualcuno non torna più. Ha finito i cicli di chemioterapia oppure è morto.

Il tempo, là dentro, non esiste. Perché il cancro te lo sta rubando. Ti porta via tutto, questo maledetto. Parenti e amici.  E pure il tempo. In cambio ti regala dolore fisico e interiore. E chilometri da percorrere ogni giorno fino a Catanzaro. Un’ora di auto verso il capoluogo di regione per sottoporti a cinque minuti di radioterapia.

Cerchi statistiche e analisi, studi e rapporti. E sai che qualsiasi numero troverai non sarà che la conferma di ciò che per tutti è già una drammatica evidenza. Il cancro a Crotone è una realtà. Ci si ammala, si lotta, si soffre. Si muore. E non certo per fatalità.

I veleni lasciati in dono dalle ex fabbriche hanno un ruolo rilevante. Ne è consapevole anche l’Istituto Superiore di Sanità, che lo scorso mese di maggio ha pubblicato lo Studio epidemiologico dei siti contaminati della Calabria: obiettivi, metodologia, fattibilità a cura di Pietro Comba e Massimiliano Pitimada del Dipartimento di Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria dell’ISS.





Per quanto riguarda Crotone, lo studio prende in considerazione la popolazione residente nel Sito di Interesse Nazionale (SIN) Crotone-Cassano-Cerchiara all’interno del quale vengono evidenziate, tra le altre, tre aree industriali dismesse (ex Pertusola, ex Fosfotec ed ex Agricoltura; le discariche in località Tufolo e Farina; la fascia costiera prospiciente la zona industriale, compresa tra la foce del fiume Esaro e quella del fiume Passovecchio.

I siti contaminati rappresentano un importante fattore di rischio per la salute umanascrive l’ISS nella presentazione del rapporto. Eppure, i veleni sono ancora tutti al loro posto. Sotterrati in diversi punti della città e della provincia di Crotone. E ovviamente nelle ex aree industriali.

Nelle conclusioni finali del documento si legge: “si osservano nel Comune di Crotone significativi eccessi di mortalità e ospedalizzazione per numerose patologie tumorali e non tumorali, per alcune delle quali è accertato, o sospetto, un ruolo eziologico dei contaminati presenti nel sito”. Una “criticità del quadro sanitario complessivo in quest’area” che “era già stata segnalata dallo studio SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento), con riferimento al periodo 1995-2002 e nelle fonti ivi citate”.

Poi c’è il Registro Tumori di Crotone attivato nel 2009. I dati del triennio 2006-2008 sono già stati raccolti e inviati e quelli del 2009-2010 sono quasi pronti per essere sottoposti a verifica. Ora, il Registro Tumori di Crotone (accorpato con quello di Cosenza) aspetta solo l’OK da parte dell’Airtum, l’Associazione Italiana Registri Tumore, che – come si legge sul sito – aveva previsto l’accreditamento per il 2014.

C’è sempre da spettare, a Crotone. Per i processi, per la bonifica, per una visita medica. Intanto, continuiamo a lottare. Con il cuore che batte forte. E con quella maledetta voglia di poter gridare finalmente un liberatorio “vaffanculo, cancro!”. (Fine Prima Parte)

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